tel: +39 0925 456789 - email: info@itervitis-magon.eu

Da S. Margherita di Belìce al palmento millenario sulla strada del Lago Arancio

Autore: Stefano Caffarri

Attraversando le dolci colline intorno a Sambuca, sorprende l’attitudine delle Terre Sicane a ricordare un altrove, ma solo di sfuggita, come se l’avessi visto con la coda dell’occhio e poi si fosse subito dileguato.

La bianca carrozzabile si lascia alle spalle Santa Margherita, un altro paese a cui il sisma del ‘68 ha inferto danni ingenti. Nel centro della città si è salvato ed è stato recuperato agli antichi splendori il palazzo che ospitò per lunghi solitari periodi di vacanza Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Autore dell’unico, ma fortunatissimo romanzo Il Gattopardo, abita tutt’ora quei cortili con una statua giovanile, e con un piccolo museo a lui dedicato.

Imperdibile una sosta a Portella di Misilbesi, dove le cave di tufo gialleggiano tra i prati e la vegetazione, poco prima di incrociare il Lago Arancio sulla direttiva del palmento attivo secoli prima di Cristo.

Il Lago Arancio, oasi naturalistica

Selinunte fu grande per la sua potenza militare, basata su una immensa ricchezza agricola. Nel periodo di massimo splendore all’interno delle bianche mura pare vivessero centomila abitanti.

Ecco che compaiono lunghe file di conifere nere, forse cipressi, che ricorderebbero la Toscana se nonfossero schiantate su un’improvvisa savana quasi verticale di cespugli e rocce bianche. Le morbide collinericoperte di sulla pungono vaghezza delle Crete senesi, mentre il digradare musicale della piana nelle acquedel Lago Arancio paiono copie fedeli di certi angoli dell’Italia Centrale. In lontananza paesi bianchi,ammonticchiati come manciate di dadi consunti dal troppo giuoco.

Il lago artificiale ha solo mezzo secolo di vita, e si staglia tra il grande Bosco della Risinata – in cui si trova ilpalmento ellenistico – e le brevi gole della Tardara in cui scorre l’unico emissario. Decine di specie di uccellihanno trasformato questo luogo in una oasi naturalistica protetta, in cui oltre ai manufatti che preservano illago si stagliano i resti di un sommerso fortilizio arabo: il Mazzalakkar

 

Il paesaggio delle Terre Sicane

Le morbide colline sono punteggiate di vigneti ed uliveti, un paesaggio incantevole ordinato dalla mano attenta e rispettosa dell’uomo

palmento-foto-interna

Quale fosse l’importanza della coltivazione della vite e della produzione del vino per gli antichi abitatori di queste lande appare chiaro quando si risale il fianco del monte sull’ampio sentiero ombreggiato e si raggiunge il luogo del ritrovamento dell’antico palmento, databile intorno al V secolo dell’Evo Antico. Un enorme blocco di roccia calcarea è stato scavato a vivo con un complesso giuoco di vasi comunicanti, tra recipienti, canali di raccordo e di scolo, vasche di decantazione e orifizi di travaso, con una raffinatezza ed una mano precisa e sapiente, a martello e scalpello. La grande lastra litica su cui si può camminare aggetta sul precipizio da cui si gode una vista immensa, e porta ancora incisi i segni di supporto dei perni e dei pali attorno ai quali si movevano i ”cantinieri” dell’epoca, probabilmente protetti da velari così appesi.

Oggi il sito è conteso agli uomini da una vegetazione esuberante che all’inizio della primavera cerca in ogni modo di riprendere possesso di quei pochi metri quadrati così preziosi, la cui lettura diverrebbe assai più complicata tra le verzure. Singolare il sistema di canalizzazione, che fa immaginare lo scorrere del mosto tra una vasca e l’altra, subito dopo la pigiatura.

I profumi del bosco avvolgono il visitatore con miriadi di fiori versicolori, trasportandolo in un tempo in cui il silenzio era rotto solo da qualche grido d’uccelli, o il raspare di un animale selvatico in distanza.

DETTAGLI ITINERARIO

Lunghezza

18,5 Km

Durata

26 min

Difficoltà

Media

Percorribilità

Tutto l’ anno