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Magon il cartaginese

L’assioma è agricoltura uguale civiltà. Senza di questa non ci sarebbero città, imperi, culture, religioni. E se oggi industria e finanza sembrano primeggiare, basta pensare alla figure che portano avanti questi settori per rendersi conto che sono entità a tempo.

In agricoltura la sapienza è sine die. Prende dal passato e prospetta il futuro in una continua logica di rimandi che altro non è che arricchimento. Ciascun uomo può farsi portatore di antico e moderno in agricoltura. Ci sono poi uomini speciali a cui tocca farsi custodi di patrimoni immensi di conoscenza e senza tempo. In agricoltura quest’uomo è Magon.

Cartaginese, dunque fenicio, punico per la tradizione latina. Originario di quella civiltà nata nel Mediterraneo Orientale regione siro­palestinese­ che voleva dire anche Mezzaluna fertile. Cartagine – sulle coste del Nord Africa era mare ma anche ampio entroterra e i 28 libri di Magone dedicati all’agronomia non trascurano nulla: dall’arboricoltura, alla viticoltura, alla ceralicoltura.

Di quest’opera mastodontica non sono rimaste che poche tracce riportate negli studi di illustri scrittori romani come Catone, Varrone, Plinio e Columella. Ma non è mai una trascrizione pedissequa degli insegnamenti del cartaginese, piuttosto una lettura critica e funzionale alle esigenze del momento. Da qui la fonte magoniana si fa materia viva, fino alle Geoponiche, una collezione di venti libri di agronomia del X secolo, nata durante l’Impero Bizantino sotto l’imperatore Costantino.

L’opera di Magone, tradotta in latino per volere del Senato Romano a conclusione della III guerra punica, nasce probabilmente nel III secolo a.C. La sua peculiarità, tuttavia, rimane questa “plasticità”, ovvero una facilità di riuso che va ben oltre l’ordine cronologico degli eventi. Da qui anche tracce di tradizione neolitica di cui Magone doveva essere consapevole, ovvero il passaggio dalla raccolta alla coltivazione.

Non manca qualche “detrattore” come nella figura di Cicerone che nel suo “De Oratore” rimprovera il proprietario terriero che obbligava il fattore a imparare a memoria i testi dell’agronomo cartaginese. Ma che tipo di agricoltura era quella descritta da Magone? Per comprenderla ci viene incontro l’opera di Columella, estimatore non solo dell’agronomo punico, ma anche della floridezza e potenza di Cartagine. Descrive un latifondismo dinamico e supportato da un oculato ma sostanzioso finanziamento. L’esatto contrario di quanto accadeva nell’impero romano, dove prevalevano piccoli appezzamenti da un lato e grandi latifondi statali dall’altro, entrambi causa di enorme sperpero di denaro. 66 frammenti su 28 libri, sono, apparentemente, poca cosa rimasta. Eppure la dottrina agraria di Magone ha solcato i secoli, diventando contemporanea a seconda delle esigenze contemporanee. Anche “Sulle tracce di Magon” vuole tenere vivo questo spirito, mettendo a frutto gli insegnamenti del cartaginese.